Se il Sole raggiunge la massima altezza intorno al mezzogiorno solare, sembra logico che quello sia anche il momento più caldo. In una giornata stabile, invece, la temperatura massima dell’aria si registra di solito nel pomeriggio. Radiazione solare e temperatura non raggiungono il massimo insieme.

Il mezzogiorno solare non coincide sempre con le 12

È il momento in cui il Sole attraversa il meridiano locale e raggiunge l’altezza massima della giornata. L’ora civile varia con longitudine, fuso orario e stagione. Confrontare la massima con le 12 dell’orologio può quindi essere fuorviante.

Vicino al mezzogiorno solare una superficie orizzontale riceve il massimo apporto solare istantaneo, se le nubi non interferiscono. Ma suolo, edifici e vegetazione hanno già accumulato energia durante la mattina e continuano a cederla all’aria sovrastante.

Il bilancio energetico spiega il ritardo

La temperatura sale finché la superficie e l’aria vicina guadagnano più energia di quanta ne perdano. Dopo il mezzogiorno solare la radiazione in ingresso diminuisce, ma per un certo tempo può superare ancora le perdite per infrarosso, evaporazione, conduzione e rimescolamento. Il surplus mantiene il riscaldamento.

La massima arriva quando guadagni e perdite si equilibrano. In seguito prevalgono le perdite. Questo ritardo è chiamato inerzia termica. Il Met Office spiega che la parte più calda del giorno cade generalmente nel pomeriggio, dopo che la superficie ha avuto il tempo di scaldarsi.

Non esiste un orario universale

Con cielo sereno e poco vento la massima si presenta spesso nel primo o medio pomeriggio, ma può anticipare o ritardare. Contano:

  • Nubi: se arrivano dopo una mattina soleggiata possono fermare presto il riscaldamento; schiarite pomeridiane possono ritardare il picco.
  • Vento: rimescolamento e avvezione portano aria più calda o fredda. Un cambio di vento può prevalere sul ciclo solare.
  • Umidità e terreno bagnato: più energia viene usata per evaporare acqua, rallentando l’aumento della temperatura.
  • Mare e brezze: la brezza marina può frenare o invertire il riscaldamento costiero nel pomeriggio.
  • Rilievo ed esposizione: pendii, valli e ombre cambiano le ore in cui un luogo riceve energia.
  • Città o campagna: i materiali urbani accumulano e rilasciano calore in modo diverso da vegetazione e suoli naturali.

Temperatura dell’aria e della superficie non coincidono

La temperatura meteorologica viene misurata in aria ventilata e protetta dalla radiazione diretta, generalmente a circa due metri. Asfalto scuro, muri al sole e abitacoli possono diventare molto più caldi e raggiungere il massimo a un’altra ora. Un termometro esposto al Sole non è confrontabile con una misura ufficiale.

Gli UV possono raggiungere il massimo prima del caldo

La sensazione di calore non misura l’esposizione ultravioletta. Gli UV sono normalmente più intensi intorno al mezzogiorno solare, mentre la temperatura massima può arrivare ore dopo. Il NOAA Climate Prediction Center indica che in alcune stagioni e località il ritardo può essere di circa tre o quattro ore.

Un pomeriggio più caldo non significa quindi automaticamente più UV. Per le attività all’aperto è utile controllare separatamente temperatura, indice UV, nuvolosità e vento.

E la minima giornaliera?

Di notte manca l’apporto solare e il suolo perde energia. La temperatura continua spesso a scendere fino all’alba, quando la luce torna a compensare le perdite. Nubi, vento e l’arrivo di un’altra massa d’aria possono modificare anche questo andamento.

Il Sole detta il ritmo, ma la temperatura risponde al bilancio energetico accumulato. Per questo il suo orologio resta normalmente indietro di alcune ore rispetto a quello solare.