Questa è una guida divulgativa, non un’allerta meteorologica in corso. DANA è l’acronimo spagnolo di depressione isolata in quota, spesso avvicinata al termine goccia fredda. È una circolazione di bassa pressione nella media e alta troposfera separata dal flusso principale occidentale. Descrive una struttura atmosferica, non una catastrofe. Quando coincidono umidità, instabilità e sollevamento può favorire temporali violenti, ma gli impatti gravi non sono automatici.

Che cos’è esattamente una DANA?

Alle medie latitudini le correnti in quota scorrono in genere da ovest a est formando onde. Un’onda può approfondirsi, restringersi e infine staccarsi. A sud della corrente a getto resta così una circolazione chiusa di aria relativamente fredda e basse altezze geopotenziali.

La diagnosi si effettua sulle carte in quota, per esempio a 500 hPa, non sulla quantità di pioggia al suolo. Un temporale, una strada allagata o una sola immagine radar non dimostrano quindi la presenza di una DANA.

Dalla saccatura alla circolazione isolata

  1. Il flusso occidentale sviluppa una profonda saccatura in quota verso sud.
  2. Il collo dell’onda si restringe fino alla possibile separazione dal flusso principale.
  3. Resta una depressione chiusa che può muoversi lentamente o seguire una traiettoria difficile da prevedere.

Non tutte le saccature si isolano. La nostra guida sulla saccatura in quota spiega la fase connessa e la differenza.

Perché non garantisce piogge torrenziali

L’aria fredda in quota può aumentare il contrasto con aria calda e umida nei bassi strati e favorire l’instabilità. Per produrre forti piogge devono però coincidere altri ingredienti:

  • Umidità sufficiente, spesso trasportata da un mare caldo.
  • Sollevamento dovuto a convergenza, rilievi, fronti o altre forzanti.
  • Instabilità capace di sostenere profonde correnti ascendenti.
  • Persistenza o ripetizione delle celle sulla stessa area.

La posizione rispetto agli afflussi umidi e alle zone di ascesa conta più del solo centro su una carta. Con aria secca o debole sollevamento si possono avere solo nubi, rovesci isolati o poca pioggia.

Non ogni pioggia intensa è dovuta a una DANA

Un fronte attivo, una depressione al suolo, una linea di convergenza, un temporale organizzato o un flusso umido contro i rilievi possono produrre grandi accumuli. Viceversa, una depressione isolata non causa automaticamente un’alluvione. Intensità e durata della pioggia, umidità precedente del suolo, bacino, drenaggio urbano, esposizione e vulnerabilità determinano gli effetti.

“Goccia fredda” è un’espressione storica spesso usata in modo troppo ampio per il maltempo mediterraneo. AEMET usa DANA per una specifica struttura dinamica e ricorda che non tutte le DANAs producono un forte impatto.

Come riconoscerla sulle mappe

  1. Su una carta a 500 hPa cerca una circolazione chiusa separata dal flusso principale.
  2. Controlla la temperatura in quota e segui l’evoluzione in più corse modellistiche.
  3. Combina carte di umidità, vento, pressione al suolo e precipitazione.
  4. Usa le probabilità d’ensemble: piccoli cambi di traiettoria spostano l’area più esposta.
  5. Confronta poi con satellite, radar, osservazioni e allerte ufficiali.

Una carta colorata condivisa online non è una previsione locale. L’incertezza può essere maggiore con sistemi isolati e lenti; guarda la finestra temporale e l’area di rischio, non un singolo valore molti giorni prima.

Struttura, allerta e alluvione sono concetti diversi

DANA identifica la struttura in quota. Un’allerta comunica che un fenomeno pericoloso potrebbe superare soglie in un’area e periodo. Un’alluvione è un effetto idrologico determinato da pioggia e territorio. Confonderli porta ad allarmarsi per la sola parola DANA o a sottovalutare una pioggia pericolosa con un’altra causa.

Durante forti piogge consulta il servizio meteorologico nazionale e le autorità. Meteoalarm riunisce le allerte ufficiali europee; per la Spagna AEMET pubblica gli avvisi in corso.

Come comportarsi

  • Non attraversare acqua in movimento a piedi né in auto.
  • Evita valloni, alvei asciutti, sottopassi, seminterrati e zone depresse.
  • Considera l’intero bacino: un alveo può crescere senza pioggia locale. Leggi la guida sulle piene in valloni e alvei asciutti.
  • Segui le istruzioni locali: prevalgono sulla propria interpretazione delle mappe.

Fonti ufficiali